venerdì 18 maggio 2012

Nobiltà e miserie

courtesy
Ci sono piccole storie che lasciano il segno, momenti della  vita quotidiana di persone che, senza galloni da generale e senza ricoprire cariche importanti, hanno lasciato una traccia nella Storia. Sono testimonianze che  riportano in vita episodi che ci aiutano a capire tempi lontani, da molti dimenticati troppo presto.
Una di queste storie è quella che racconta Angela, una delle “signore della Casetta” che, nell’ambito di un gruppo di socializzazione organizzato da Seneca, si ritrovano ogni martedì alla Casetta del quartiere Giambellino di Milano.
Negli anni della guerra Angela viveva a Milano con i con i  genitori, entrambi di origine veneta immigrati in città per cercare lavoro. La famiglia, composta dai genitori e sei figli (ai quali se ne sarebbero in seguito aggiunti altri due)  abitava in un grande edificio popolare alla periferia di Milano. La mamma, che prima di sposarsi aveva fatto la sarta da uomo, faceva la custode, il padre, che era stato Carabiniere, era magazziniere in una ditta che produceva macchine per il cinema.
Una vita non facile, in tempo di guerra, quando procurarsi il cibo era impresa quotidiana, soprattutto per una famiglia numerosa. La mamma di Angela, Regina, comprava ogni giorno tre chili di pane, tanti gliene spettavano con la tessera annonaria, e ne metteva un poco  da parte  in un sacchetto destinato ad una inquilina del caseggiato che lo portava ad una famiglia di ebrei, nascosti nel timore di essere presi dai tedeschi.
Regina  conosceva la famiglia, composta dai genitori e da due figli, uno dei quali malato di rachitismo per mancanza di cibo. Angela non li ha mai incontrati, né ha saputo quale fosse stata la loro sorte.
La generosità di Regina le  ha poi fatto vivere, negli anni del primo dopoguerra, una delusione cocente. Una signora che abitava nella stessa casa  le aveva raccontato di avere un figlio in sanatorio e una figlia che non aveva cibo sufficiente per nutrirsi. E così lei, presa da compassione, le aveva offerto di andare  ogni giorno dal prestinaio (così si chiama a Milano il panettiere) e ritirare mezzo chilo di pane che lei poi avrebbe pagato. Finché un giorno, proprio Angela, andando a comprare il pane, aveva scoperto che la signora comprava sì due michette, ma poi si faceva dare anche delle paste, sempre con il denaro offertole da Regina. La quale, saputa la cosa, senza aggiungere altro le comunicò che si scusava, ma non poteva più pagarle il pane…
Piccole, piccolissime storie di pane quotidiano, quando c’era chi, pur avendo molto poco,  se ne privava per darlo ad altri.
Anna T

12 commenti:

Tiziano ha detto...

Storie così le ho sentite racontare an'chio da mia madre purtroppo c'è sempre qualcuno che aprofitta della bontà della gente
ciao buon weekend.

gattonero ha detto...

Fuori dal supermercato dove di solito facciamo la spesa c'era una donna inginocchiata malamente e male in arnese, talvolta con un paio di bambini piccoli aggrappati alla gonna. Faceva veramente pena, soprattutto i piccoli. All'uscita dalla spesa, ancora all'epoca delle lire, lasciavamo le 50-100 lire, ricevendone benedizioni.
Mi ero trovato di passaggio in una cittadina a circa 200 km, e, vedi le combinazioni della vita, ho incontrato quella donna, vestita da perfetta signora, pure bella, accompagnata dal marito, anche lui ben messo come fisico e vestiario, nessun bimbo appresso.
Li avevo incrociati in un negozio e non avevo fatto capire di averli riconosciuti.
Allontanatisi ho chiesto al titolare notizie dei due: avevano una villa sulla collina a ridosso della città, belle auto, facevano una bella vita e, soprattutto, non avevano figli.
Da allora, a quell'uscita del supermercato, mi sono sentito sussurrare appresso solo accidenti e maledizioni.
Ciao.

Gabe ha detto...

certi comportamenti ci fanno poi diffidare di chi chiede qualcosae magari ha veramente bisogno.
Ad una donna ferma ad un semaforo che chiedeva soldi per il figlioletto che aveva fame,ho offerto una busta di latte e dei biscotti,li ha rifiutati con rabbia dicendo che voleva soldi,sapeva lei cosa volesse mangiare il figlio.
buona domenica

Antonella Leone ha detto...

che bella storia e che delusione la signora che sfruttava la compassione per volgerla a suo vantaggio :( ma cmq il gesto di regina è cmq ammirabile!

Vania ha detto...

Una storia triste e bella nello stesso tempo. Molto simile a quelle che mia madre racconta. Gran donna la sig. Regina. Buon fine settimana

Marica ha detto...

Una storia che fa riflettere...

Un bacione cara Ambra:)

Marica

Adriana Riccomagno ha detto...

Ambra, perdona il fuori tema... volevo scriverti subito che oggi è stato bellissimo conoscervi! Ci leggiamo presto con le foto e i racconti vari della mattinata :-)

Roscio ha detto...

Chiaramente viene spontaneo trarre conclusioni, più o meno ovvie. Alla fine l'unica cosa che resta è il gesto e quello va fatto e nobilità comunque. Ciao

Mirta - Luce nel cuore ha detto...

Un bellissima iniziativa è questa...

Cara Ambra è stato molto bello incontrarti ieri e condividere un bellissimo incontro.Grazie per organizzarlo!

L’amicizia è uno dei sentimenti più belli da vivere perchè dà ricchezza, emozioni, complicità e perchè è assolutamente gratuita.
Ad un tratto ci si vede, ci si sceglie, si costruisce una sorta di intimità; si puo’ camminare accanto e crescere insieme pur percorrendo strade differenti, pur essendo distanti…
Susanna Tamaro, Cara Mathilda
Fare amicizia è un bene. Avere un’amicizia è un dono. Essere un amico è un Onore! ♥

Lilybets ha detto...

Un insegnamento che sto ancora maturando,ma sempre piu' forte,e' che noi dobbiamo sempre fare quello che sentiamo di fare,senza guardare a chi,senza aspettarci nulla,senza giudicare cosa ne viene.Mio nonno mi raccontava,da bambina,che Gesu' si traveste apposta da chi mai ci aspetteremmo,per metterci alla prova,la carita' e' un atto di amore,a chiunque viene fatta.

Sandra M. ha detto...

In genere anch'io agisco d'impulso . A un ragazzo che mi chiedeva soldi dicendo di avere fame, qualche settimana fa in centro con un'amica, ho detto di aspettarmi un attimo: son tornata con un paio di panini acquistati al forno nei pressi. Ne ha addentato uno e se n'è andato ringraziandomi. Non sto tanto a pensare se chi chiede sia sincero o meno...per una moneta non sono io più povera né quella persona più ricca....sempre escludendo il caso descritto da Gattonero....

cristina ha detto...

Ciao Ambra, mi ha fatto piacere incontrarti e conoscerti!

Un caro saluto!
Poetico e bello il tuo blog! :)♥

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