venerdì 15 aprile 2011

Gentle care [Cura gentile]

L’Alzheimer è una malattia ancora poco conosciuta sotto l’aspetto medico scientifico, i cui numeri stanno crescendo  in modo preoccupante  in tutto il mondo. Trattandosi di una malattia neurodegenerativa senile, con l’aumento del tempo medio di vita e con l’arrivo quindi all’età senile di un numero sempre più elevato di persone, non è difficile prevedere, con l’incremento dei casi di demenza, un conseguente aumento di problemi sociali e assistenziali, come pure economici.
A fianco della ricerca medica e scientifica, una migliore [...]

qualità della vita dei malati e dei loro familiari  è il principale obiettivo che oggi,  realisticamente, ci si può proporre di raggiungere.
In questa ottica, un sistema di cura particolarmente interessante  rivolto alle persone con demenza è il sistema gentle care (cura gentile) elaborato dalla terapeuta occupazionale  canadese Moyra Jones.
Il sistema persegue l’obiettivo del benessere attraverso un approccio protesico  (intendendo per protesi un aiuto esterno) ciò che implica un sistema  di supporto alla vita della persona con demenza in grado di sostenerla anziché sfidarla, comprendendo la peculiarità della malattia e al tempo stesso cogliendo le competenze residue, le preferenze i desideri del  disabile.
E, inutile, secondo i terapeuti cha applicano il sistema gentle care, chiedere a un malato di Alzheimer prestazioni che non è più in grado di dare, sarebbe come pretendere che un paraplegico si metta a correre. In Italia sperimenta con successo  il sistema gentle care  Antonio Guaita dell’istituto Golgi di Abbiategrasso, direttore della Fondazione Golgi Cenci.
 Guaita (vedi Inserto Salute del Corriere della sera, 3 aprile 2011) sostiene che, oltre un certo grado di avanzamento della malattia, i malati perdono, tra l’altro, la percezione del tempo:  è quindi inutile, ad esempio, spingerli ad andare a letto perché è ora di dormire. Quando non bastano più le tecniche di stimolazione della memoria, bisogna capire che   non è più il malato che deve adattarsi alle regole, ma che sono le regole a doversi adattare a lui. Il che significa, in altri termini, passare da un approccio basato sulla malattia ad uno basato sulla singola persona.
Anna T.
immagine da organiclifestylemagazine

1 commento:

Terry ha detto...

Per mia fortuna so di questa malattia per esperienza altrui. La mia mamma e mio papà sono rimasti integri mentalmente, sempre,e di questo ringrazio il Cielo.Posso immaginare il dolore e la sensazione d'impotenza quando, chi ami, è colpito da questa grave malattia.

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