mercoledì 19 ottobre 2011

Vecchiaia condanna della società?

guercio
Il post precedente pubblicato col titolo "Per un futuro da ultracentenari” mi ha riportato alla mente un articolo sulla vecchiaia, di Achille della Ragione, apparso tempo addietro sul quotidiano online “napoli.com”. Un articolo davvero molto interessante che vi propongo.
Ambra


La natura biologica della senescenza
 Il concetto di vecchiaia nella storia della medicina
 di Achille della Ragione” [...]
“Nel cammino ultra millenario dell'umanità la maledizione della vecchiaia non era stata prevista né da un dio crudele, né da una natura malvagia; essa è semplicemente un accidente provocato dalla nascita della socialità nella nostra specie.
Difendere i deboli, procacciare il cibo a chi non è più in grado di procurarselo, saranno pure comportamenti degni di lode, ma, uniti ai continui progressi della medicina, hanno partorito una mostruosità. L'uomo delle caverne, al pari di tutti gli animali, non era destinato alla vecchiaia, non l'avrebbe mai conosciuta, se i suoi simili non l'avessero aiutato quando il suo percorso terreno era biologicamente concluso.
Allungandosi la vita nessuno uomo può sfuggire alla vecchiaia, una condizione ineluttabile ed irreversibile. La longevità dell’uomo è superiore a quella di tutti i mammiferi, ma inferiore a quella di altri animali, dalla tartaruga all’elefante. In tutte le specie le femmine vivono più a lungo, nel mondo civilizzato le donne sette anni più degli uomini.
La medicina si è sempre interrogata sulle cause che portano l’uomo al disfacimento fisico e fino ad oggi non è stata in grado di fornire una risposta soddisfacente e definitiva.
Presso i popoli antichi il sapere medico si confondeva con la metafisica ed alla speculazione filosofica. Soltanto con  Ippocrate cominciò a divenire una scienza ed un’arte. Il sommo pensatore riteneva che si diventasse vecchi a cinquantasei anni ed osservò e descrisse molte manifestazioni dell’ultima età dell’uomo. Paragonava le tappe della vita allo scorrere delle stagioni, dalla primavera all’inverno, similitudine che ebbe successo per secoli. Aristotele dava molto risalto alla speculazione e poco all'esperienza. Riteneva che la vita fosse legata al calore interno, il quale, quando scemava, dava luogo a senescenza. Nel II secolo Galeno, nell'operare una sintesi delle conoscenze mediche precedenti, collocava la vecchiaia a metà tra la malattia e la salute. Cercò inoltre di conciliare la teoria degli umori con quella del calore interno e credeva che il corpo fosse il contenitore dell'anima. Le sue conclusioni furono accettate acriticamente a lungo non solo dai padri della Chiesa, ma anche dagli Ebrei e dal mondo islamico. Gli Scolastici paragonavano la vita ad una fiamma che diveniva lentamente sempre più fioca, un'immagine mistica che perdurò per tutto il medioevo.  La Scuola di Salerno, culla della medicina occidentale, elargiva consigli per conservare la salute e vivere a lungo, insegnamento non dissimile da quello impartito dalla Scuola di Montpellier, anche essa prodiga di regimi salutari.
Nel Quattrocento vede la luce il primo libro dedicato alle malattie della vecchiaia”Gerontocomia”, ma un vero passo avanti nelle conoscenze si avrà solamente con le scoperte dell'anatomia grazie a Leonardo da Vinci, che seziona circa trenta cadaveri, molti di vecchi, dei quali ci descrive con precisione gli intestini e le arterie; purtroppo le sue osservazioni  furono note solo dopo molto tempo. L'Umanesimo cerca disperatamente di contrastare la metafisica, che ancora impregna e rallenta i progressi della scienza, la quale si avvale delle scoperete anatomiche di Vesalio, mentre Paracelso riteneva la vecchiaia il prodotto di un'autointossicazione. Per secoli continuavano ad avere seguaci le teorie meccanicistiche dell'antichità, di Democrito e di Epicuro, basate sulla concezione del corpo umano paragonato ad una macchina soggetta all'usura. Il Morgagni, grande anatomo patologo, grazie ai risultati di innumerevoli autopsie riscontrò uno stretto rapporto tra sintomo e danno organico. Tra i suoi scritti vi è un capitolo dedicato alla vecchiaia.
Nell'Ottocento nella popolazione europea comincia ad aumentare il numero degli anziani e mentre la Scuola di Montpellier continua a credere nel vitalismo, in Francia, presso l'ospedale Salpêtrière viene a crearsi il primo ospizio forte di circa tremila vecchi su di un totale di ottomila ricoverati. Fu così sempre più agevole osservare patologie legate alla senescenza e in quegli anni il celebre Charcot, le cui lezioni tanto influenzarono Sigmund Freud, tenne numerose conferenze sulla vecchiaia, le quali, una volta pubblicate, ebbero notevole risonanza. Sul finire del secolo si profilano le prime ipotesi sulla genesi della vecchiaia: Brown-Sequard credeva che fosse legata ad un'involuzione delle ghiandole sessuali ed a settantadue anni, speranzoso, si iniettò estratti di testicoli di cavia e di cane con risultati modesti e transitori; Voronoff pensò di trapiantare agli anziani ghiandole di scimmia, ma senza esiti favorevoli ed inconcludenti furono anche tutti i tentativi di altri scienziati con sieri a base di estratti ormonali.
Il Novecento si apre con l'affermazione di Cazalis: ”L'uomo ha l'età delle sue arterie”, un assioma ancora ritenuto valido, anche se come effetto e non come causa ed identificò nell'arteriosclerosi il fattore scatenante del decadimento fisico. Il padre della moderna geriatria è comunemente ritenuto l'americano Nasher, che passò una vita a studiare il problema, a cui dedicò una specifica branca della medicina. Nello stesso tempo si sviluppò una scienza parallela detta gerontologia, la quale, più che i processi patologici, cercò di indagare i processi ancora sconosciuti della senescenza. Mentre ancora famosi studiosi come Carrel riproponevano l'ipotesi che la vecchiaia fosse dovuta ad un'intossicazione provocata dal metabolismo cellulare, negli Stati Uniti venivano pubblicati numerosi trattati dedicati all'argomento.
Attualmente la medicina non pretende di identificare una causa dell'invecchiamento, considerata una fase della vita alla pari della nascita, della crescita, della riproduzione e della morte. Si tratta di un processo comune a tutti i viventi anche se solo gli uomini e gli animali in cattività sono condannati a sopportarlo. Se osserviamo infatti gli animali in libertà, senza dimenticare che anche noi lo siamo, ci accorgiamo che non conoscono né vecchiaia, né lunghe malattie ed invece, con il nostro incauto comportamento, abbiamo condannato a queste maledizioni anche gli animali domestici. La natura nella sua infinita saggezza, o Dio se vi fa più piacere, non aveva previsto per l'uomo che si potessero superare i trenta, quaranta anni: la menopausa per le donne, la calvizie per gli uomini, la presbiopia per entrambi sono aberrazioni non programmate. L'uomo viveva nel vigore della giovinezza e moriva nel pieno delle proprie forze, non conosceva l'umiliazione del degrado fisico e la morte per consunzione. Poi la civiltà, la prosperità e la scienza hanno aggiunto anni alla vita senza aggiungere vita agli anni, dando luogo ad una maledizione tra le più difficili da tollerare.
Per alcuni anni si è creduto che le cellule prese isolatamente fossero immortali e che soltanto quando si assemblavano a costituir tessuti ed organi erano sottoposte a fenomeni di deterioramento. Al momento l'unico dato certo è che col trascorrere degli anni la porzione degli organi funzionalmente attiva, soprattutto il parenchima, viene progressivamente sostituita da tessuto fibro sclerotico, con una diminuzione irreversibile nei processi di rigenerazione. Alla base di queste osservazioni morfologiche vi sono una serie di continue scoperte di meccanismi molecolari a livello genico con l'interessamento di loci predisposti alle riparazioni cellulari, che nel tempo tendono a funzionare in maniera difettosa. Un parere in contrasto con l'orientamento generale degli studiosi era quello della celebre geriatra rumena Aslan, l'artefice del Gerovital, un prodotto che per decenni ha fatto passare la cortina di ferro a migliaia di ricchi ed attempati occidentali.
Mancano ancora, per la rarità della malattia, studi sulla progeria, un'affezione su base genetica che provoca un invecchiamento precocissimo degli organi di chi ne è colpito senza incidere sull'età mentale. Alla base di questa patologia si suppone l'esistenza di un agente sconosciuto, per quanto specifico. Una sua maggiore conoscenza potrebbe permettere di arrestare o rallentarne l’azione con conseguenze sconvolgenti ed imprevedibili sul destino dell'umanità.
courtesy guercio cc NoCommercial NoDerivsLicense

4 commenti:

tiziano ha detto...

Ciao Ambra ho letto il tuo post ANZIANI, dopo una accurata lettura mi sono reso conto, che l'elisir di lunga vita ancora non l'anno inventato
ti auguro una felice giornata

Tiziano

Sandra M. ha detto...

Beh...proprio vivere il vigore della giovinezza e morire nel pieno delle proprie forze...anche no, grazie!Senza arrivare a pretese "alla gerovital"o alle speranze descritte in quella crudele favola sulla vecchiaia che è il film "Cocoon"...non penso sia un male dare anni alla vita.
E' un interessantissimo excursus storico questo articolo

Dual ha detto...

Felice w.e
Gio'

Soffio ha detto...

La vecchiaia...io per ora sono anziano, certo é che la si dovrebbe gustare fino all'ultimo

Iscriviti a Feed Burner