sabato 10 marzo 2012

La Vita, di Donna in Donna

immagine dal web
Oggi i bambini nascono in ospedale, anche in ora e giorno prestabiliti. Non è stato sempre così: nel nostro Paese, fino, circa, agli anni Ottanta del secolo scorso, i bambini nascevano anche in casa, con l’aiuto di  un’ostetrica.
Ce lo ricorda Secondina, un’assistita Seneca, classe 1914, che per 50 anni, da quando si è diplomata nel 1934, ha seguito per  il parto nelle loro case centinaia di donne, a Milano e nei dintorni della città. [...]
Ora ricorda la passione e la dedizione che hanno  guidato il suo lavoro, quando  i mariti delle donne in procinto di partorire  venivano a cercarla a casa, a tutte le ore del giorno e della notte, per accompagnarla, magari sulla canna di una bicicletta,  presso la partoriente.
Secondina partiva,  munita della valigetta  con i ferri, diretta alla casa delle partorienti, e le assisteva, sul letto ma anche sul tavolo di cucina. Nato il bambino, lo puliva, tagliava il cordone ombelicale, buttava via la placenta, lo fasciava e andava via. Per tornare, due volte al giorno nei giorni successivi, per seguire le donne nella delicata fase del puerperio. Non sempre veniva retribuita per il suo lavoro: a volte lavorava gratis, ricompensata con un pollo o un pane di burro.
Si creava così un legame profondo, le donne assistite nel parto andavano a trovarla, le portavano in visita i bambini che lei aveva fatto nascere. Era una sorta di grande famiglia, negli anni Secondina incontrava nel quartiere i “suoi” bambini, che, anche adulti, non la dimenticavano, diventavano amici, la mamma di Secondina teneva i contatti  dallo studio sempre aperto presso la loro abitazione.
Uno degli episodi che Secondina  ricorda più volentieri e che ha segnato l’inizio del suo appassionato lavoro si riferisce agli anni della guerra quando, diplomata di fresco,  era sfollata in un paese del Piemonte, nella Valle del Cusio.
Giunta da poco in paese, in una gelida notte invernale  fu svegliata da un contadino che, sceso dalla vicina montagna, chiedeva il suo aiuto per la moglie in procinto di partorire. Secondina non si tirò certo indietro: pur male equipaggiata, lo seguì con grande fatica, nella neve e nel buio della notte, fino alla casetta in cui li aspettava con grande ansia la donna in preda alle doglie. Il parto ebbe luogo sul tavolo  di cucina -  in camera da letto faceva tropo freddo - e, dopo un lungo travaglio, nacque un bel maschietto.  Il marito ebbe cura di riportare in camera puerpera e neonato, nonché di portare il tavolo di cucina nell’abbeveratoio delle mucche, per lavarlo.
Tornando a valle all’alba, Secondina provò una gioia immensa, una felicità che la avrebbe accompagnata negli anni a venire.
E oggi, nella sua casa di Milano, conserva ancora i ferri che, nel tempo,  le hanno consentito  di svolgere il suo splendido compito.
Anna T

8 commenti:

Giovanna ha detto...

secondo me il parto oggi non è bello come i vecchi tempi sembra tutto preimpostato e poi troppi cesari buona domenica

Tiziano ha detto...

Io riccordo bennissimo
l'ostetrica che girava per il paese,purtroppo fa parte di un nostro sistema di vita
che non cè più
buona giornata.

Giancarlo ha detto...

Io ricordo benissimo i parti di mia mamma fatti a casa, e ricordo l'ostretica una donnona con una voce da uomo e delle mani grandissime, poi sono cambiati i tempi, i miei figli sono nati all'ospedale!! buon week end a Te ... ciao

Soffio ha detto...

altro millennio

Luigi ha detto...

delicato e tenero questo affresco di memorie quasi perdute!!!
Buon fine settimana

Sandra M. ha detto...

Una testimonianza commovente. La levatrice....quella che aiutò la mia mamma a far nascere me ...me la ricordo: la mia mamma la andava a trovare spesso.

civettacanterina ha detto...

Anche io sono nata in casa (1949) aiutata dalla levatrice di quartiere, chissà se è stata la stessa di Sandra? non credo che a Modena in quel tempo ce ne fossero tante, credo si chiamasse Angiolina, ma devo chiedere conferma a mia madre. Bene dopo essere nata mi hanno pesata su di una "stadera" quelle bilance che avevano un unico piatto in ottone sostenuto da tre catene, il gancio e l'asta graduata dove scorreva il contrappeso. Tempi ormai lontani, dopo pochi anni (1957 e 1960) entrambe le mie sorelle sono nate in clinica.

Luciana ha detto...

Addirittura mio figlio è nato in casa (anno 1964) e in un paese vicino a Milano con la levatrice. Questo perché la prima esperienza in ospedale era stata disastrosa. Il parto è andato benissimo, rapidissimo e nonostante tutti mi dicessero che ero pazza ad avere un bambino a casa e che era rischioso, io mi ero trovata benissimo.

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