mercoledì 28 marzo 2012

Un viaggio a ritroso. Alla ricerca di sé.

courtesy h.koppdelaney
Alessandra, adottata all’età di tre anni, oggi quarantenne ci descrive le sue emozioni e la sua storia. Pubblichiamo il suo prezioso contributo con il desiderio di condividerlo con quanti nutrono la speranza di ritrovare le risposte non ancora svelate della propria esistenza.

La mia storia di bambina adottata è diversa e simile al tempo stesso alle storie di tanti altri bambini adottati, ma di certo quello che accomuna tutti noi è il bisogno del riconoscimento delle nostre origini. [...]
Soprattutto quando ero piccola mi guardavo allo specchio e cercavo di trovare una somiglianza in qualcuno delle persone che mi vivevano intorno. Altresì mi ponevo delle domande e le risposte che i miei genitori eludevano creavano idee sulla mia storia che vagavano in me creando disordine nel cuore e nella testa.
Adesso che sono adulta comprendo le difficoltà dei miei, i quali pensavano che per il mio bene era meglio nascondere, tacere…. ma ogni individuo ha diritto a conoscersi: conoscersi nella propria identità, perché solo la verità, dolorosa o meno, può dare la possibilità di vivere il presente e costruire il futuro.
Sono cresciuta con il bisogno di sapere chi ero, come erano i luoghi che mi avevano visto nascere e come potevo essere stata quando ero piccola. Mi giravo indietro e c’era buio e il buio non ti aiuta a camminare.
Mi sono mossa per anni alla ricerca delle mie origini, fino a quando ho saputo. Origini che non erano poi fisicamente così lontane, sono torinese, ma per alcuni aspetti irraggiungibili.
Nella mia esperienza di figlia adottiva ho incontrato altri figli i cui genitori hanno deciso di non raccontare la verità sulle loro origini, per paura di farli soffrire, per  paura di essere rifiutati o anche solo perché una volta non si diceva dell’adozione, era un segreto. Adottare vuol dire camminare insieme in un percorso d’amore e di coraggio e il cammino parte dalla propria storia, anche se essa porta le connotazioni del dolore.
Sapere chi ero, dà un senso a chi sono adesso e a chi potrò diventare. E chi, meglio di un genitore adottivo, può accompagnare il proprio figlio a “conoscersi”?
Io ho cercato le mie origini taciute e ho ritrovato mia madre naturale. Ho seguito questo percorso da sola. Mi è mancato molto non essere accompagnata in questo cammino dai miei genitori e se quest’ultimi mi avessero parlato maggiormente di me, probabilmente non avrei seguito questi percorsi.
Il dolore fa crescere, non ti disorienta se trovi al tuo fianco due forti mani, le mani di chi ti ha adottato, che insieme ripercorrono la tua storia dall’inizio per scriverne insieme una nuova.
Elaborare la propria storia è un po’ come ricostruire un mosaico composto da tanti tasselli quanti sono gli eventi e i ricordi della propria vita.
Il genitore adottivo ha un ruolo di primo piano nella composizione di questo mosaico in quanto é la prima persona a cui il bambino può rivolgersi per conoscere il proprio passato.
E’ l’atto di fiducia più grande che il bambino ripone nei suoi genitori: si sta affidando a voi per sapere chi è. Si affida perché vi ama.
A voi genitori adottivi il compito di intraprendere con amore incondizionato il viaggio “Alla ricerca delle origini” ripartendo da dove qualcuno si è fermato. Un viaggio fa partire, ma fa anche tornare arricchiti.
Un abbraccio a tutti i figli adottati e ai loro genitori adottivi.
Alessandra
Il post è tratto da italiaadozioni
 

10 commenti:

Luigi ha detto...

"Il dolore fa crescere, non ti disorienta se trovi al tuo fianco due forti mani": bellissima questa frase e molto profonda la riflessione di Alessandra!!!

Roscio ha detto...

Di contro si dovrebbero valutare la confusione e i dubbi di due adulti che hanno paura inevitabilmente di perdere un amore di cui temono la mancata corresponsione. Non è semplice mettersi nei panni di due invidui che "razionalmente" fanno una scelta "di cuore" rispetto ad un bimbo che quella scelta la subisce con più naturalezza e quindi ama d'istinto. Bel pezzo, ciao e in bocca al lupo

Antonella Leone ha detto...

bel post profondo e commovente, leggere di una realtà diversa dalla nostra aiuta molto a capire le situazioni degli altri e vedere come nonostante le difficoltà Alessandra si è rialzata :)

Giancarlo ha detto...

Molto bello il tuo post!!
buona serata...ciao

Giovanna ha detto...

un post fantastico che mi colpisce tanto e nel profondo grazie

RobbyRoby ha detto...

ciao
buona giornata.

Giancarlo ha detto...

buona serata e buon fine settimana....ciao

Sandra M. ha detto...

L'accorata descrizione di un percorso doloroso. Testimonianze come questa fanno comprendere quanto sia giusto dire sempre la verità e non nascondere "colpe" inesistenti...anzi...chi più di un genitore adottivo può dire al proprio figlio "ti amo...ti ho VOLUTO" ?!

Mirta - Luce nel cuore ha detto...

Alessandra ci hai raccontato la tua commovente esperienza, e ci hai insegnato cose che a volte non capiamo. Ti lascio un abbraccio forte forte!

Grazie carissima Ambra per le tue visite al mio blog e per i tuoi bellissimi commenti.

Purtroppo ho poco tempo e non riesco a venire a salutarti tutte le volte che vorrei.

Adesso ti lascio questo saluto perché non so se dopo riuscirò a farlo.

Pasqua la festa di chi crede nella bellezza dei piccoli gesti... e di chi sa che la vita sa stupire oltre ogni aspettativa. Che la gioia pervada il tuo cuore e ti regali felicità inattese... Buona settimana santa e Buona Pasqua!

Lilybets ha detto...

Io dico sempre che noi esseri umani siamo come alberi,i genitori, la nostra Patria sono come la terra,se ne siamo lontani e' come se ci mancasse qualcosa di fondamentale,che sentiamo dentro, come una ferita profonda.Ma tu hai fatto un lungo percorso e questo ti ha portato ad essere oggi una donna conscia e serena,un abbraccio.

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