lunedì 16 luglio 2012

[Non] è una città per vecchi

immagine ripresa da Chiamamilano
da Notiziario 496 del 06-07-2012 di Chiamamilano

I mille volti della questione anziani a Milano.
Parafrasando il titolo di un film dei fratelli Coen, potrebbe essere questa la fotografia di Milano scattata dal Rapporto sulla Città dell'Ambrosianeum, presentato lo scorso 25 giugno – alla presenza sia del Sindaco che del cardinal Scola - e giunto ormai alla sua ventesima edizione. [...]
Lo studio guarda quest'anno alla condizione delle generazioni più anziane, e già dal titolo – "Le generazioni che verranno sono già qui" – lancia un avvertimento: l'allungarsi della vita media e il basso tasso di natalità porteranno ad un invecchiamento sempre più marcato della popolazione, con tutte le conseguenze del caso, peraltro già chiaramente visibili anche in tutto il territorio nazionale, ma con dati più estremi nella nostra città: innalzamento dell'età lavorativa e forte aumento dei cosiddetti “grandi anziani” (gli over 80), innanzitutto. Ma il Rapporto mette in luce altri fatti rilevanti che spesso passano in secondo piano: la diminuzione, in prospettiva, delle fasce di popolazione più produttive (le persone tra i 30 e i 44 anni), e il fenomeno dell'active ageing, ovvero dell'invecchiamento attivo: un positivo effetto della società postindustriale, che ha permesso alla gran parte della popolazione di arrivare in buona salute alla fine del percorso lavorativo, ma anche una conseguenza obbligata del mutamento demografico, per cui gli anziani richiedono sempre più di essere parte attiva della società e spesso, anzi, svolgono ruoli fondamentali come quello dell'assistenza dei nipoti.
Questi alcuni dei dati principali. A Milano gli over 65 sono il 23,6% della popolazione (rispetto al 20% lombardo), mentre gli under 25 sono appena il 20,5% (rispetto al 23,2% della regione). Attualmente, la fascia d'età più numerosa è quella figlia del baby boom conclusosi negli anni '70, quindi Milano vede ancora una rilevante presenza di popolazione attorno ai 40 anni, nel pieno quindi delle proprie capacità lavorative: anche grazie alla presenza straniera, attualmente le persone tra i 30 e i 44 anni sono 320.000. I grandi anziani, al di sopra degli 80 anni, sono invece quasi 95.000, mentre erano appena 57.000 a inizio anni Novanta.
Considerando ora solo l'aspetto lavorativo, anche da questi dati essenziali risulta evidente che nei prossimi 10-15 anni aumenterà sempre più la popolazione attiva giunta però a “fine carriera”, mentre diminuisce drasticamente il numero delle persone pronto ad entrare nel mondo del lavoro. Già ora, peraltro, le persone tra i 55 e i 64 anni rimangono nel mondo del lavoro sono cresciute in provincia di Milano dal 34% di questa fascia d'età nel 2006 al 41% di oggi.
Oltre a evidenziare un fatto ormai assodato come quello del prolungamento della vita lavorativa, questi numeri fanno scattare però anche un campanello d'allarme sul futuro contributo delle nuove generazioni alla vita della società, visto che già ai livelli attuali in Lombardia (area per la quale sono disponibili i dati rispetto al lavoro) su 100 persone tra i 60 e i 64 anni ci sono solo 76 giovani tra i 20 e i 24 anni, quelli pronti ad entrare nel mondo del lavoro. Per riequilibrare la situazione, il tasso di attività giovanile dovrebbe passare a circa l'80%, più del doppio di quello attuale.
A fronte di questa situazione del mondo lavorativo, i numeri fotografano in modo inequivocabile un altro dato preoccupante, ovvero la capacità della società, e quindi dei nuclei familiari, di occuparsi dei più anziani: a Milano per ogni ultra ottantenne c'è meno di una persona che può occuparsi della sua cura, considerando per questo ruolo le donne tra i 50 e i 64 anni.
Guardando alla situazione di Milano non ci sono però solo dati preoccupanti, ma si registra un notevole livello di attività degli anziani, molto evidente soprattutto nella partecipazione a corsi formativi. In questo caso gli anziani sono aiutati sia da una forte tradizione cittadina nelle proposte culturali (in città ci sono ben sei istituzioni denominate “Università della terza età”, sia da un'offerta capillare garantita dal settore pubblico, soprattutto grazie ai Centri di Aggregazione Multifunzionale, frequentati per il 45% da popolazione al di sopra dei 65 anni. L'obiettivo di lungo periodo è avvicinarsi sempre più agli obiettivi del trattato di Lisbona sul longlife learning per cui entro il 2020 il 15% delle persone al di sopra dei 50 anni dovrebbero frequentare attività di formazione, livello che per la verità resta ben lontano dall'essere raggiunto.
Dal Rapporto emerge quindi una fotografia molto articolata, nella quale i problemi da affrontare sono di natura molto diversa. L'assistenza ai grandi anziani, il contrasto all'isolamento che colpisce soprattutto i residenti dei quartieri più popolari, ma l'obiettivo di garantire ad una quota sempre maggiore della popolazione anziana un ruolo attivo nella società. Una situazione frastagliata e in movimento, quindi, come dimostra anche le statistiche riferite all'età media dei quartieri. In periferia, pochi sono rimasti in equilibrio, a fronte di una situazione del centro città sostanzialmente stabile. A fronte di zone, come Trenno o il quartiere Barona, che hanno visto aumentare la percentuale di anziani, in periferia appare significativo il caso dei quartieri Ex Om e Lambrate: qui, a fronte di progetti di riqualificazione urbana, si è registrato un significativo ringiovanimento della popolazione.
Claudio Urbano

4 commenti:

Tiziano ha detto...

Saper invecchiare bene sarebbe la cosa migliore ma non è facile.

Carmine Volpe ha detto...

anziano però mi sembra un termine negativo diciamo ricco di vita, ricco di esperienza
la società deve imparare che anziano non è negativo certo il tren della mancanza di giovani si fa sentire lo si vede in giro, anche i schiamazzi dei ragazzi aiutano un po a sentire la vita che vibra
le amministrazioni devono cercare un equilibrio tra richiamare i giovani che garantiscono il fututo e gli anziani che sostengono il presente

gattonero ha detto...

Non solo Milano, credo che il mondo intero non sia più per i vecchi; ma è peggio constatare che non lo è più neanche per i giovani.
I vecchi il loro futuro lo hanno alle spalle; davanti, comunque la si voglia girare, c'è solo l'attesa. Il saperla gestire al meglio è un fatto soggettivo, plasmato da fatti contingenti e soprattutto dalla salute, fisica e mentale.
I giovani, futuro alle spalle non ne hanno; quello davanti è grigio-nebbia o addirittura nero. E nel buio si può solo arrancare, non camminare, tanto meno correre.
E arrancando non si vive, si sopravvive.
Ciao.

Sandra M. ha detto...

Il ritratto tracciato è lo stesso in ogni città...almeno qui a Modena è la stessa cosa.

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