sabato 7 maggio 2011

Studente volontario, con passaporto

Un passaporto per i giovani volontari è un’idea maturata in diversi paesi  europei che, in questo 2011 che è l’anno del volontariato, si sta lentamente facendo strada anche da noi.
Si tratta di questo: agli studenti che hanno fatto un’esperienza di volontariato verrà rilasciato un “passaporto”,  vale a dire un [...]

documento che convalidi  l’attività svolta, elencando in una decina di pagine  i dati personali del ragazzo, i lavori fatti, le organizzazioni con le quali è stato in contatto, i risultati ottenuti e le competenze acquisite.
Utilità del passaporto?  E’ duplice, oltre all’acquisizione di crediti scolastici, può essere citato nel curriculum vitae destinato alla ricerca di un lavoro. In Francia  il “Passeport bénévole”  è in uso sin dal 2007,e  ne sono in possesso 800mila ragazzi, un numero considerevole se si  calcola che i volontari francesi sono quattordici milioni di persone.
In Italia siamo ancora indietro, solo ora comincia a farsi strada l’idea e si sta avviando una sperimentazione a Milano e provincia (vedi “La città del bene”, supplemento del Corriere della sera, 11 aprile 2011).   Protagonisti  il Ciessevi, Centro servizi per il volontariato della Provincia di Milano, che fornirà alle scuole il passaporto, e alcune scuole medie e superiori che si stanno impegnando nel progetto.
Entrare in contatto con il mondo del  volontariato è importante per i giovani: aiutare gli altri è un’emozione che lascerà comunque una traccia, oltre che  un’esperienza formativa di alto valore, il cui significato sarà ampliato  da un riconoscimento “ufficiale”, tale da poter essere utilizzato per la ricerca di un lavoro.
Come è noto, per i ragazzi che completano un corso di studi,  scuola media superiore o università, la strada da percorrere per avvicinarsi al mondo produttivo è irta di difficoltà, mentre  il numero dei senza lavoro, in continuo aumento, è motivo di grande preoccupazione sia in ambito strettamente familiare sia sociale e politico. Certo, il passaporto del volontariato non può essere la soluzione del problema, può solo essere un piccolo passo avanti, da compiere con la collaborazione della politica e delle  istituzioni, in primo luogo la scuola. Ma certo varrà la pena tentare!
Anna T.

3 commenti:

Ambra ha detto...

Sono perplessa sulla funzione del passaporto come strumento supplementare per la ricerca di un posto di lavoro. In ogni modo ancora una volta l'Italia è il fanalino di coda in Europa.
La notizia può essere comunque molto utile sia per le associazioni che per gli studenti.

Mirco ha detto...

Vero.
E' quasi paradossale che anche quest'attività che per sua natura è volontaria e "senza ritorni" debba essere in qualche modo mercificata per acquistare un valore spendibile.
D'altronde, è così che va il mondo, ed è il male minore che si possa trarre un vantaggio da un buon agire

.o)

Anna T. ha detto...

Condivido le perplessità di Ambra circa l'utilità del "passaporto" per la ricerca di un lavoro in azienda. Credo però che possa servire per avere accesso al mondo del no profit che, seppure con prospettive economiche ben più limitate, offe ai giovani opportunità interessanti.

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